Il comportamento poco corretto di un legale nei confronti del mediatore costituisce illecito deontologico?

Dire che sono stufo, dopo oltre 3.500 mediazioni, del comportamento di alcuni Colleghi, non è abbastanza.

Spesso, infatti, in mediazione alcuni Colleghi avvocati (una mia carissima amica e Collega vera li definirebbe “coiscritti”) dimenticano di avere di fronte un professionista come loro, spesso un collega; e trattano la sua – fondamentale – opera senza alcun rispetto, per il suo lavoro e per la sua persona, pretendendo di sfruttare comunque il suo operato, ma gratuitamente. Fino a quando questo comportamento è della parte (ma succede meno spesso rispetto ai colleghi), posso capirlo anche se non giistificarlo. Ma quando proviene da un legale è intollerabile e al limite dell’illecito deontologico.

Racconto, ad esempio, un episodio capitato ad una bravissima collega, molto migliore di me:

Divisione immobiliare tra sorelle che si sono parlate fino a nemmeno un anno fa, quindi potenzialmente recuperabile anche il rapporto. Caso di scuola. Inizio a farle parlare, si sfogano l’una con l’altra come è giusto e io le lascio fare per raccogliere più informazioni possibili.
A quel punto il collega di parte istante interrompe ed inizia a dire che è stato anche lui mediatore ed è avvocato da più tempo di me e non condivide il mio approccio che fa sfogare le clienti in un modo che “pare Forum” mentre siamo lì solo per risolvere una questione pratica e basta.
La collega di controparte, anche lei mediatrice, rimane basita e tenta una debole difesa subito zittita. La sua cliente prova a dire qualcosa e viene zittita con un “stia zitta che per lei decido io”.
Proseguiamo comunque in maniera positiva nonostante tutto, arriviamo a discutere di opzioni negoziali, maan e paan e poi mi fermo per invitarli a proseguire nella mediazione anche nominando un CTU.
A quel punto esprime volontà negativa “perché questo incontro ci ha già dato informazioni utili su come chiudere la vicenda e credo che possiamo procedere anche da soli”.

Inutile dire quanto sia stato scorretto e irrispettoso il collega, evidentemente messo di fronte a tecniche di negoziazione che ignorava e desideroso di superare la mediazione, che evidentemente non conosce e che probabilmente ritiene solo un ostacolo; mentre proprio nella materia citata, essa vanta i suoi risultati migliori. Tanto che la collega mediatrice aveva iniziato in modo perfetto, cioè lasciando sfogare le parti nell’intento di ristabilire un canale di comunicazione tra di loro, tanto più in quanto sorelle. Ma evidentemente lui aveva un interesse differente.

Ma quello che mi ha veramente rischiato di farmi dimenticare di essere un mediatore è stato ciò che è successo oggi: due ore di discussione su una complicatissima questione relativa ad un importante contratto di locazione; scambio di proposte e controproposte, precedute da accuse varie sul passato, che solo grazie a calma ed esperienza sono riuscito a far accantonare. Accordo praticamente raggiunto, ma sapete su cosa? Su una mia proposta (informale) che a loro non sarebbe mai venuta in mente. Si decide congiuntamente di rinviare per perfezionare. Naturalmente, a quel punto (due ore e lunghe trattative dopo) do per scontato che si debba formalizzare l’avvenuto ingresso in mediazione. E invece no, direte voi: sei un ingenuo. Infatti, uno dei legali chiede di rinviare il primo incontro, per motivi che non sa nemmeno lui (ma che io so benissimo). A quel punto, l’altra parte prende la palla al balzo e si aggancia, dicendo che secondo lui non abbiamo fatto niente, non contraddetto dal suo legale, che avrebbe dovuto prenderlo a calci sotto il tavolo. Ho contato fino a 50, e poo ho chiarito, con molta educazione, che non solo eravamo entrati nel merito, ma che senza la mediazione non avrebbero mai trovato un accordo, come dimostrato dal fatto che in dieci mesi di trattative dirette non vi erano riusciti. Alla fine, per farli sentire ciò che sono, ho concesso il rinvio di primo incontro.

Alla luce di tutto questo, mi chiedo se il comportamento di alcuni legali, che considerano il tempo del mediatore, che – ripeto – è un professionista come loro e spesso un collega, come un elemento che non merita la minima considerazione e alcuna retribuzione (mentre immagino che loro non vengano in mediazione a gratis, come si dice a Roma), anche alla luce del fatto che ne sfruttano l’opera per concludere accordi che senza il mediatore non avrebbero mai raggiunto, costituisca illecito deontologico. Per me, la risposta è chiarissima e credo che questi comportamenti debbano cessare al più presto. Mi sono ritrovato anche io ad assistere le parti in mediazione, e non farei mai una cosa del genere.

Ciò detto, nemmeno questi comportamenti meschini riusciranno a spegnere la mia passione: vado avanti senza remore, con l’unico desiderio di favorire gli interessi delle parti, e solo i loro. Viva la mediazione, il futuro è nostro, non del Bonafede di turno.

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