Mediazione: pubblicato il rapporto sulla direttiva

E’ stato pubblicato il rapporto completo sull’applicazione della Direttiva UE sulla mediazione, presentato dal prof. De Palo al Parlamento Europeo lo scorso 20 gennaio.

Si può trovare a quest’indirizzo: http://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/etudes/join/2014/493042/IPOL-JURI_ET%282014%29493042_EN.pdf

Mediazione: il 29 gennaio il Convegno “La Mediazione in Italia: un riferimento per l’Europa”, organizzato dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma

Mercoledì 29 gennaio, dalle ore 13, si terrà l’interessante convegno “La Mediazione in Italia: un riferimento per l’Europa”, organizzato dall’Ordine degli avvocati di Roma.

L’evento si terrà presso la Sala Unità d’Italia, della Corte d’Appello di Roma, nella sua nota sede in Via A. Varisco, 3/5.

Interverranno, tra gli altri, l’avv. Roberto Nicodemi, coordinatore dell’Organismo di mediazione forense di Roma, l’avv. Maria Cristina Biolchini, mediatore dello stesso organismo e vice presidente del Comitato ADR & Mediazione, il prof. Giuseppe De Palo, fondatore e presidente di ADR Center e reduce dalla recentissima presentazione del rapporto sulla direttiva UE sulla mediazione al Parlamento Europeo, e il sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Maria Ferri.

Qui si può trovare il programma completo: http://www.ordineavvocati.roma.it/NotizieOrdine/Eventi/SchedaEvento.asp?ID=1348

Usucapione: per la Cassazione la “mera diffida” non è atto idoneo a sospendere o interrompere il possesso (Cass. 1071/2014)

Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 17 dicembre 2013 – 20 gennaio 2014, n. 1071

Presidente Goldoni – Relatore Bursese

 Svolgimento del processo

Con atto di citazione notificato il 17.4.1989 C.F. evocava in giudizio A.V. e L.V.M. , esponendo di essere proprietario di un fondo sito nella via (omissis) , confinante ad Est con il fondo di proprietà dei convenuti e che entrambi i fondi erano gravati da reciproca servitù di passaggio per raggiungere le aree destinate al parcheggio dei veicoli, come stabilito nell’atto pubblico d’acquisto stipulato in data 3.6.1968 notaio Ielo e in conformità con l’art. 40 della legge regionale n. 19/72. Deduceva quindi che i convenuti avevano realizzato un muro di confine tra i due fondi, che impediva l’esercizio della servitù in questione, per cui chiedeva la loro condanna ad eliminare ogni ostacolo impeditivo del suo diritto di passaggio, oltre al risarcimento del danno.

Si costituivano gli A. – L.V. eccependo la prescrizione estintiva ventennale della servitù in questione, rilevando nel merito l’insussistenza della servitù stessa e la carenza di utilitas.

L’adito Tribunale di Gela, con sentenza n.307/03 rigettava la domanda del Cantaro, ritenendo in specie che la tale servitù doveva ritenersi prescritta per non uso ultraventennale di cui all’art. 1073 c.c..

Avverso la predetta sentenza proponeva appello il Cantaro deducendo che in ogni caso il termine prescrizionale in parola non si era verificato perché il dies a quo non decorreva all’atto di stipula del menzionato rogito di vendita, che prevedeva la nascita della servitù in discorso, ma solo dall’approvazione da parte della competente Commissione edilizia di Mazzarino del progetto edilizio definitivo relativo al terreno acquistato e cioè dalla data del 12.9.1968. L’adita Corte d’Appello di Caltanissetta, con sentenza n. 170/2007 depos. in data 3.6.2007, rigettava il gravame, confermando la sentenza impugnata e ribadendo l’avvenuta prescrizione della servitù per decorrenza del termine ventennale previsto dall’ari. 1073 c.c., che era certamente maturato alla data di notifica dell’atto introduttivo del primo giudizio e ciò anche con riferimento ad un preteso atto interruttivo della prescrizione (cd. atto stragiudiziale di diffida di rispettare la destinazione della servitù di passaggio sull’area destinata a parcheggio) notificato in data 17.11.98 agli appellati, quando la prescrizione si era maturata; veniva altresì rigettata la domanda di risarcimento danni non ravvisandosi i presupposti per il suo accoglimento.

Per la cassazione la suddetta decisione ricorre il C. sulla base di 4 mezzi; gli intimati non hanno svolto difese.

 Motivi della decisione

 1 – Con il primo motivo si denunzia la violazione e falsa applicazione degli artt. 167 c.p.c. nonché il vizio di motivazione. Secondo il ricorrente la domanda riconvenzionale contenente l’eccezione di prescrizione della servitù era stata tardivamente proposta nella comparsa di risposta in data 5.5.1989 e quindi successivamente alla prima udienza di comparizione; pertanto tale riconvenzionale doveva essere dunque dichiarata inammissibile dal primo giudice. A conclusione del motivo viene posto il seguente quesito di diritto:

“La domanda riconvenzionale del convenuto va proposta, nel procedimento avanti al pretore, con il primo atto responsivo ed entro la prima udienza di comparizione fissata dall’attore. La successione temporale degli atti processuali esclude che tempestività della riconvenzionale e la Corte territoriale avrebbe dovuto dichiarare inammissibile la domanda”.

2-Con il 2 motivo il ricorrente denunzia la violazione dell’art. 167 c.p.c. e la contraddittorietà della motivazione: la censura si riferisce alle conclusioni contenute nella comparsa di costituzione dei convenuti in primo grado in cui – secondo l’esponente – mancava la proposizione di una vera e propria domanda di estinzione della servitù di passaggio in parola, non essendo sufficiente indicare che il loro fondo era libero ed esente da vincoli reali.

Il motivo si conclude con il seguente quesito di diritto ex art.366 bis:

“il convenuto in actio confessoria…che intenda in via riconvenzionale eccepire la prescrizione della servitù…deve, a pena di inammissibilità, proporre l’eccezione nel primo atto difensivo e indicare nell’atto in modo specifico le richieste di merito e le proprie conclusioni”; Il convenuto altresì che intenda proporre domanda riconvenzionale ….deve specificatamente indicare nelle proprie conclusioni la domanda di merito relativa”;

“Ai fini dell’ammissibilità dell’eccezione di prescrizione di servitù ai sensi dell’art. 1073 c.c. non è sufficiente indicare nelle conclusioni che il fondo è libero ed esente da vicoli reali”.

Le due censure che precedono – congiuntamente esaminate essendo strettamente connesse – sono entrambe infondate.

Intanto i motivi in esame non risultano in precedenza formulati e non sono autosufficienti; sono dunque inammissibili. D’altra parte i convenuti odierni intimati non hanno proposto – come risulta dagli atti, direttamente esaminabili trattandosi di errores in procedendo – una domanda riconvenzionale vera e propria di declaratoria dell’avvenuta prescrizione della servitù, quanto piuttosto di un’eccezione di prescrizione, comunque proponibile in base alla legge processuale vigente ratione temporis. Secondo questa S.C.: “L’eccezione di prescrizione, trattandosi di eccezione in senso proprio, essendo rivolta unicamente al rigetto della domanda avversaria, può essere proposta anche in grado di appello ai sensi dell’art. 345 c.p.c. nel testo anteriore alla legge 26 novembre 1990, n. 353, art. 52” (Cass. 3, n. 1074 del 01/02/2000; Cass. Sez. 3, n. 1074 del 01/02/2000). Nella fattispecie dunque la formulazione della predetta domanda o eccezione di prescrizione ha il solo fine di paralizzare la pretesa avversaria (Cass. n. 4629 del 22.2.13; Cass. n. 14765 del 03/09/2012).

3 – Con il 3 motivo l’esponente denuncia la violazione e falsa applicazione degli artt. 1029, 1062, 1073 c.c. nonché il vizio di motivazione: a suo avviso “la Corte territoriale ha fatto malgoverno delle carte processuali, pervenendo alla conclusione che, prendendo in esame la successione cronologia degli atti processuali ed extraprocessuale, sia intervenuta la prescrizione estintiva del diritto di servitù”. Invero emerge proprio dagli atti che la domanda introduttiva venne proposta prima della scadenza del termine previsto dall’art. 1073 c.c..

Invero il dies a quo non decorreva – come ritenuto dalla Corte – dalla data del 31.5.1968 (data del parere favorevole della Commissione Edilizia); trattasi di presupposto erroneo “in quanto il parere della Commissione edilizia del 31.5.68 non costituiva parametro temporale utile e certo, trattandosi di servitù per un vantaggio futuro ad un fondo, secondo il disposto dell’art. 1029 c.c., che prescrive che la servitù non abbia effetto se non dal giorno in cui la costruzione non sia eseguita”. In effetti occorreva a tal fine fare riferimento al fatto che la costruzione non era stata iniziata alla data del 6.6.69 e quindi anche a voler seguire il percorso motivazionale della Corte d’Appello, a quella data non si era verificata la situazione giuridica determinante la sussistenza della servitù, ciò che sarebbe avvenuto solo con la realizzazione della costruzione. La censura si conclude con il seguente articolato quesito di diritto di cui all’art. 366 bis c.p.c.:

“In tema di servitù futura ai sensi dell’art. 1029 c.c. il termine di prescrizione ex art. 1073 c.c. decorre dalla data di costruzione e non di rilascio delle autorizzazioni amministrative; la domanda giudiziale è tempestiva se proposta nel termine di cui all’art. 1073 c.c.; l’atto interruttivo della prescrizione ex art. 2943 c.c. può essere costituito anche dalla dichiarazione ricettizia che manifesti da parte del titolare del diritto l’intenzione di esercitare tale diritto anche mediante lettera raccomandata di diffida all’eliminazione di ostacoli all’esercizio della servitù”.

Secondo l’esponente, pertanto, nella fattispecie si verserebbe nell’ipotesi di costituzione di “servitù futura” ex art. 1029 c.c. (servitù per vantaggio futuro) per cui la servitù sorgeva dalla data di costruzione dell’edificio e non da quella precedente, di rilascio delle autorizzazioni e concessioni amministrative ad aedificandum. Ma tale doglianza non ha pregio ed è anzi inammissibile, trattandosi di motivo nuovo, che non risulta in precedenza mai proposto.

È peraltro il caso di ricordare in questa sede, che ai fini dell’interruzione e sospensione dell’usucapione vige il principio della tassatività degli atti interruttivi, costituiti dalla perdita materiale del potere di fatto sulla cosa o da specifici atti giudiziali, per cui la “mera diffida a riconsegnare la res da altri posseduta, non può ritenersi atto idoneo a sospendere o interrompere il possesso ai fini dell’usucapione ex artt. 2943 e 1165 c.c. cioè la perdita materiale del potere di fatto sul bene.

Secondo questa S.C. “in tema di usucapione, poiché, con il rinvio fatto dall’art. 1165 cod. civ. all’art 2943 cod. civ., risultano tassativamente elencati gli atti interruttivi del possesso, non è consentito attribuire efficacia interruttiva ad atti diversi da quelli stabiliti dalla legge, con la conseguenza che non può riconoscersi tale efficacia se non ad atti che comportino, per il possessore, la perdita materiale del potere di fatto sulla cosa, ovvero ad atti giudiziali diretti ad ottenere “ope iudicis” la privazione del possesso nei confronti del possessore usucapente” (Cass. n. 16234 del 25/07/2011).

4 – Con il 4 motivo infine l’esponente denunzia la violazione di cui agli artt. 2043, 2056 e 1126 c.c. nonché il vizio di motivazione:

L’esponente si duole del rigetto della domanda di risarcimento del danno conseguente alla lesione della servitù, che a suo dire non si poteva ritenere assorbita dalla declaratoria di prescrizione dell’actio confessoria servitutis. Peraltro il supposto danno poteva essere comunque liquidato in via equitativa e quindi la domanda non era generica come ritenuto dal giudice a quo.

Il motivo si conclude con il seguente quesito:

“il risarcimento del danno conseguente alla lesione di diritto del creditore può essere esercitato nel termine di prescrizione del diritto leso e può essere determinato, in assenza di criteri certi di liquidazione ai sensi dell’art. 1226 c.c. ed in relazione al comportamento delle parti, limitato o ridotto ai sensi dell’art. 2056 c.c.”.

La doglianza non ha pregio. Occorre rilevare che la Corte ha ritenuto la domanda di risarcimento dei danni di “assoluta genericità ….per la mancanza di qualunque allegazione specifica sia in ordine alla natura che all’entità dei danni reclamati””. A fronte di tale assorbente considerazione, non sembrerebbe potersi invocare – come fa il ricorrente – una possibile quanto generica valutazione equitativa del danno stesso, ai sensi dell’art. 1226 c.c. perché l’interessato ha pur sempre l’onere di allegare gli elementi di fatto costituenti i fattori costitutivi dell’ammontare dei danni liquidandi, ciò che nella fattispecie egli non ha mai fatto.

Invero, secondo questa S.C.: “…. la liquidazione del danno in via equitativa, che può aver luogo soltanto in caso di impossibilità o difficoltà di una precisa prova sull’ammontare e sull’entità del danno subito, non esonera l’interessato dall’obbligo di offrire gli elementi probatori sulla sussistenza del medesimo – la quale costituisce il presupposto indispensabile per una valutazione equitativa – per consentire che l’apprezzamento equitativo sia, per quanto possibile, limitato alla funzione di colmare solo le inevitabili lacune al fine della precisa liquidazione del danno (Cass. n. 15585 del 11/07/2007; Cass. n. 13288 del 07/06/2007; Cass. n. 8213 del 04/04/2013).

In definitiva il ricorso dev’essere rigettato. Nulla per le spese processuali non avendo gli intimati svolto alcuna attività difensiva.

 P.Q.M.

la Corte rigetta il ricorso.

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Corso di aggiornamento per mediatori, avvocati e amministratori di condominio il 3 febbraio a Roma

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LA MEDIAZIONE CONDOMINIALE
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• La nuova procedura di mediazione come modificata dal “Decreto del Fare”
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• La mediazione ordinata dal giudice
• L’esecutività dell’accordo di mediazione
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• Il ruolo del pubblico ufficiale
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13.00-14.00 Pausa
14.00-17.00 La mediazione in materia condominiale
• Il D. Lgs. n. 28/10, come riformato dalla legge 93/2013 e la legge 220 del 2012
• Il concetto di “Condominio” e le varie fattispecie
• I regolamenti condominiali e le spese condominiali
• Le parti comuni dell’edificio
• L’assemblea: convocazione, compiti e funzionamento
• Compiti e poteri dell’amministratore
• Le liti in materia di condominio: individuazione e varie fattispecie
• Il potere di rappresentanza dell’amministratore
• L’assistenza del legale all’amministratore in mediazione
• L’amministratore e l’accordo conciliativo
• L’autorizzazione e la ratifica dell’assemblea
17.00-19.00 Simulazione pratica e casi studio di mediazioni svolte
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Mediazione: per il Ministro va valorizzata ulteriormente

Ancora apprezzamenti da parte del Ministro della Giustizia nei confronti della Mediazione. Nelle “Comunicazioni del guardasigilli sull’amministrazione della Giustizia” (http://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_6_9.wp?previsiousPage=mg_6_9&contentId=NOL980953), si legge infatti che”Per diminuire il numero dei procedimenti giudiziari in entrata, dopo la sentenza della Consulta di fine 2012, è stata ripristinata in via sperimentale per un quadriennio la mediazione obbligatoria per numerose tipologie di cause: l’opera del mediatore, cioè di un professionista qualificato, è funzionale al raggiungimento di un accordo tra le parti impedendo che la lite arrivi in tribunale ovvero, per i procedimenti già pendenti, facilitandone la conclusione senza la decisione del giudice.

Ritengo, infatti, che la mediazione obbligatoria rappresenti uno strumento di grande efficacia per restituire alla decisione autoritativa il suo predicato di extrema ratio e favorire un mutamento culturale nella direzione della riduzione della tendenza alla litigiosità, perdurante del nostro Paese.
Sono sinceramente convinta che, dopo un iniziale ed inevitabile periodo di “assestamento”, l’istituto sortirà effetti positivi sul carico processuale.
A tal fine è stato costituito un sistema di controllo della operatività degli organismi di mediazione da effettuarsi mediante  la programmazione di ispezioni periodiche

Il Ministro ha anche aggiunto, cosa assai importante, che “Si intende inoltre incidere sia sulla domanda di giustizia, anche mediante la valorizzazione dell’istituto della media-conciliazione, valutata pubblicamente in termini estremamente positivi anche a livello europeo,  sia sull’offerta di giustizia, aggredendo l’arretrato e razionalizzando il sistema processuale”

Speriamo che a queste parole segua un intervento normativo forte, magari teso ad eliminare gli effetti devastanti previsti dal c.d.”primo incontro”.  Attenzione, però: questo non vuol dire che questo incontro vada eliminato, dato che anche l’UE ha molto apprezzato la scelta del nostro legislatore la c.d. “opt out” e visto che questa scelta mette anche al riparo da tante critiche di chi è ciecamente contrario. Personalmente, vorrei che fossero studiati dei meccanismi di incentivo per chi decide di proseguire la mediazione, e nello stesso tempo venga attuata qualche misura per impedire che il primo incontro si limiti ad una formalità in cui tanta volte parte chiamata dichiari solamente di non voler proseguire, senza alcuna motivazione.

Mediazione: alle 15 live dal parlamento europeo la presentazione del rapporto sulla direttiva

A partire dalle 15 di oggi, sarà possibile seguire in diretta la presentazione del rapporto, al Parlamento europeo, sulla direttiva UE sulla mediazione, al seguente link:

http://www.europarl.europa.eu/ep-live/it/committees/video?event=20140120-1500-COMMITTEE-JURI

Mediazione: Unioncamere “Molto soddisfatti del riconoscimento europeo della mediazione obbligatoria”. Da Unioncamere numeri interessanti sul successo della Mediazione

Lo studio del Parlamento europeo che pone il modello della mediazione civile obbligatoria “made in Italy” al primo posto in Europa “è un risultato importante per il nostro Paese e premia anche il sostegno che il sistema camerale ha dato da oltre dieci anni a questo istituto”.

Lo sottolinea il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello. “Le Camere di commercio sostengono da tempo la mediazione – ricorda Dardanello –  ritenendola portatrice di un modello di giustizia rapida ed economicamente accessibile, in grado di ridurre il carico di lavoro che grava sui Tribunali. Il riconoscimento della scelta compiuta dal Governo dà ulteriore valore anche all’impegno quotidiano dei 105 Sportelli di conciliazione attivi presso le Camere di commercio, ai quali giunge il 20% delle domande di mediazione obbligatoria. Dall’introduzione dell’obbligatorietà nel marzo 2011 a dicembre 2013, considerando anche il periodo in cui la condizione di procedibilità è stata sospesa, sono state oltre 42mila le domande di mediazione da parte di imprese e consumatori presentate agli sportelli camerali. Il 31% di queste domande ha portato a un incontro tra le parti che, nella metà dei casi, si è concluso con un accordo e, quindi, con la soluzione definitiva della controversia. Negli ultimi mesi, poi, le Camere hanno registrato un incremento dell’80% delle richieste da parte dell’utenza”.

Oltre all’apprezzamento di Unioncamere, è importante sottolineare i dati che vengono forniti dal dott. Dardanello, relativamente ai numeri delle istanze ricevute dalle CCIAA. Questi numeri, senza voler considerare gli organismi privati e quelli forensi, bastano da soli a smentire chi, in modo tendenzioso, poco tempo fa (senza conoscere i dati), ha parlato di fallimento. Altro che fallimento, la mediazione è il futuro, e come ha detto ieri Michele Vietti, “non si torna indietro”!

Dal Sole 24Ore: L’Italia paese più virtuoso per la mediazione con 200mila procedure l’anno. La Germania ferma a quota 10mila

Articolo da: http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2014-01-16/l-italia-paese-piu-virtuso-la-mediazione-200mila-procedure-anno-germania-ferma-quota-10mila-195412.shtml?uuid=ABT7HGq&fromSearch

L’Italia con 200mila procedure avviate l’anno batte la Germania 20 a 0. Gli altri tre Paesi più virtuosi, infatti, Germania, Olanda e Regno unito, superano di poco le 10mila. È quanto emerge da uno studio condotto da più 800 esperti degli Stati membri dell’Unione europea, coordinato dal presidente dell’Adr center, Giuseppe De Palo.

L’Italian Style esempio in Europa – Un risultato che, come ha sottolineato il ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri in apertura del convegno “Mediazione civile in Italia e in Europa” che si è tenuto ieri a Roma, ha indotto l’Europarlamentare Arlene Mc Carthy, a scrivere proprio al Guardasigilli per complimentarsi con il Governo italiano per aver creato un modello di mediazione da «cui l’intera Europa dovrebbe imparare». Il successo è dovuto al meccanismo dell'”opt-out”, additato come esempio per accrescere il numero di mediazioni che resta in area Ue all’1%. L’Italian Style di “mediazione mitigata”, che crea una porta girevole con la possibilità di abbandonare la procedura dopo il primo incontro con il mediatore è, di gran lunga, il più votato in tutta l’Unione.

Le modifiche annunciate dal ministro – Ma tutto è perfettibile e il ministro Cancellieri annuncia che il ministero sta lavorando a una possibile revisione del Dm 180/2010 «per accrescere ulteriormente la qualità degli organismi e dei mediatori». La speranza del ministro è che «standard qualitativi ancora più elevati possano ridurre considerevolmente il numero degli scettici sulle sue potenzialità». Via Arenula è fortemente impegnato anche sul fronte della trasparenza. «Il ministero – ha detto Anna Maria Cancellieri – sta vigilando al fine di garantire l’assoluta trasparenza nel settore per impedire, in particolare, la costituzione di rapporti di interesse, di qualunque specie o natura tra gli organismi di mediazione ed i mediatori da una parte, e le parti che partecipano al procedimento dall’altra».

Il sostegno del presidente della Cassazione – Si compiace per il numero di richieste di mediazione che torna a crescere, dopo lo stallo che si era creato in seguito alla sentenza della Corte costituzionale, il presidente della Cassazione Giorgio Santacroce:«Passata la tempesta i dati di Unioncamere hanno fatto registrare un vero boom di richieste con il deposito di 1.537 procedure con un aumento dell’84% rispetto alle 835 depositate fino al settembre scorso quando il ricorso era facoltativo». Si rammarica al contrario per le cause Rc auto rimaste fuori malgrado «sembrerebbero prestarsi più di altre a essere definite con soluzioni transattive». Una mancanza che è stata rimarcata – sottolinea Santacroce – da tutti gli esperti del settore, i quali hanno evidenziato come in molti casi relativi a istanze di risarcimento derivanti da incidenti stradali le compagnie fossero propense a non presentarsi: «La loro esclusione per questo lascia francamente perplessi». Il presidente della Suprema Corte traccia anche un identikit del mediatore: «L’attività del mediatore può essere definita come un’attività metagiuridica, perché coinvolge competenze tipiche di un “diplomatico” di carriera, dovendo spaziare dalla comunicazione alla psicologia, dal diritto all’economia e a molti altri ambiti di interesse». Santacroce ricorda che il successo della mediazione dipende dall’atteggiamento delle parti e, ancora di più da quello degli avvocati, l’invito è ad abbandonare preconcetti verso un istituto che sta prendendo piede in tutto il mondo.

Le critiche dell’avvocatura – Nega il pregiudizio il presidente del Consiglio nazionale forense Guido Alpa. «L’avvocatura non è pregiudizialmente contraria alla mediazione, ma il sistema così non va bene e deve essere rimeditato». Per Alpa l’attuale modello non va incontro alle esigenze dei cittadini e non è in linea con il principio del giudice naturale dettato dalla Costituzione. La prova però che l’avvocatura non si è sottratta alla logica della conciliazione è nei numeri: su 165 ordini, 122 hanno costituito le camere arbitrali.

Il vice presidente del Csm – Iscritto al partito della mediazione “ante marcia” si dichiara il vice presidente del Csm Michele Vietti. Che considera la mediazione uno strumento per sincronizzare gli orologi della giustizia con quelli socio economici del paese. Il neo – sottolineato da Vietti – è che il sistema «non prevede un catalogo ministeriale che solleciti la specializzazione». Anche il vice presidente del Csm sottolinea la scelta incomprensibile di lasciare fuori le controversie Rc auto dalla mediazione: «Lasciare fuori il danno da sinistro stradale, il cui contenzioso riguarda per il 50 una sola regione, è stata una scelta politica, dovuta a logiche corporative». Per Vietti la mediazione è comunque una strada di non ritorno «serve la tempestività della risposta sul contenzioso – conclude il vice presidente dell’organo di autogoverno dei giudici – se non vogliamo che la giustizia sia la palla al piede del Paese».

I numeri – Non ha dubbi Giuseppe De Palo sul ruolo propulsivo che la mediazione potrebbe giocare. Secondo lo studio, infatti, i tempi medi di definizione di un processo civile sono di 1.210 giorni con un costo per l’intero sistema di 15.370 euro, contro 47 giorni di una mediazione con la quale il costo si abbatterebbe a 4.369 euro. In base allo studio se tutti passassero per il mediatore con l’accordo nella metà dei casi, in Italia il risparmio medio sarebbe di 588 giorni e 3.315 euro. A livello europeo il tasso minimo di successo perché la procedura generi risparmi di tempo e denaro in un determinato Paese è del 19% per tagliare sui tempi e del 24 per tagliare i costi. In Italia è sufficiente un tasso rispettivamente del 4% e del 28. Questo perché, ha spiegato De Palo, «i risparmi in caso del successo della singola mediazione sono molto maggiori dell’incremento dei costi se la procedura fallisce».

Mediazione: il resoconto del convegno di oggi alla Camera con il Ministro Cancelleri

Si è svolto oggi, presso la splendida sala del Cenacolo della Camera dei Deputati, l’importante convegno dal nome ” La Mediazione in Europa e in Italia”. Sono intervenuti il Ministro Annamaria Cancellieri, Giuseppe De Palo, Presidente di Adr Center, Giorgio Santacroce, Primo Presidente della Corte di Cassazione, Cecilia Wikstrom, Componente della Commissione giuridica del Parlamento europeo (con un messaggio video), Michele Vietti, Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura e Guido Alpa, Presidente del Consiglio Nazionale Forense.

I lavori sono stati aperti dal Ministro Cancellieri con un interessante intervento (il cui testo integrale si può trovare qui: http://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_6_9.wp?previsiousPage=mg_6_2_1&contentId=NOL979954), in cui il Ministro ha ribadito l’importanza e l’utilità della mediazione e delle procedure alternative delle controversie in generale in Italia, in particolare in questo momento storico. Al riguardo, ha dichiarato che “se si opera una rivoluzione culturale e i cittadini accettano di sedersi al tavolo della mediazione, questa può diventare uno strumento fondamentale di abbattimento  del carico giudiziario“.

Il Ministro ha espresso forti apprezzamenti per la mediazione e per i suoi risultati, e ha aggiunto che il Ministero sta lavorando intensamente ad una modifica, attraverso l’emanazione di un nuovo Decreto, del D.M. 180, in particolare per quanto riguarda le garanzie, a tutela dei cittadini, di serietà e professionalità di organismi e mediatori. Al riguardo, il Ministro ha specificato che “la speranza è che standard qualitativi ancora più elevati possano ridurre considerevolmente il numero degli scettici sulle sue potenzialità“.

Terminando il suo applaudito intervento, dinanzi alla sala gremita, il Ministro ha dato la parola al prof. Giuseppe De Palo, Presidente di ADR Center, al quale l’estate scorsa il Parlamento europeo ha affidato la redazione di uno studio sull’attuazione della Direttiva in materia di mediazione nei 28 Stati membri dell’Unione, allo scopo di individuare le “best practice” e di suggerire modifiche, legislative e non, capaci di realizzare gli obiettivi fissati nell’articolo 1 della stessa Direttiva: facilitare il ricorso alla risoluzione alternativa delle controversie e raggiungere un’equilibrata relazione tra processo e mediazione.

Il Prof. De Palo, nell’illustrare alcune slide relative al progetto (reperibili all’indirizzo http://www.giustizia.it/giustizia/protected/980149/0/def/ref/NOL979449/), che verrà presentato tra quatto giorni al Parlamento Europeo, ha ricordato che la Direttiva UE del 2008 sulla mediazione ha dato risultati inferiori al previsto, e dunque è necessario trovare dei sistemi che ne garantiscano la corretta applicazione. Ha poi illustrato i vantaggi, in termini di risparmio di tempi e di costi, della mediazione rispetto al processo.

All’intervento del Prof. De Palo è succeduto quello di Giorgio Santacroce, Primo Presidente della Corte di Cassazione, il quale ancora una volta ha espresso il suo apprezzamento per la mediazione, ricordando che essa non è solamente uno strumento per lo sfoltimento delle cause, ma un istituto di grande potenzialità ed utilità. Ha ricordato che il mediatore non deve essere solo un tecnico, ma una figura trasversale, che compie un’attività metagiuridica, e che deve avere conoscenze di psicologia edi comunicazione. Ha poi fatto riferimento alla circolare di fine novembre del Ministero, ricordando che i mediatori e gli organismi devono impeganrsi sempre di più per garantire indipendenza e professionalità.

Infine, in chiusura di intervento, ha giustamente ricordato che gli avvocati non devono avere una preconcetta ostilità verso l’istituto.

E’ seguito poi l’intervento (in video) di Cecilia Wikstrom, Componente della Commissione giuridica del Parlamento europeo, il cui testo possiamo trovare a questo indirizzo: http://www.giustizia.it/giustizia/protected/980215/0/def/ref/NOL979449/. La Wikstrom ha detto, tra l’altro, che da un recente studio è emerso che il 45% delle piccole imprese europee ha dichiarato che non avviarebbe un’azione legale presso un altro Tribunale dell’Unione, qualora l’importo dovuto fosse inferiore ai 50.000 euro perché finirebbero per spendere di più in spese legali; mentre i risultati di rapporti redatti dalla UE hanno dimostrato che la mediazione è uno strumento valido per consumatori e imprese. Secondo la Wikstrom, l’Europa ha la responsabilità di agire prontamente al fine di assicurare il raggiungimento degli obiettivi fondamentali previsti dalla Direttiva sulla mediazione.

Ha poi preso la parola un applauditissimo Michele Vietti, Vice Presidente del CSM, il quale ha subito dichiarato apertamente la sua iscrizione al “Partito della Mediazione”. Questa sua affermazione, ha precisato, non significa che egli non sia in grado di individuare eventuali difetti e di suggerire miglioramenti. Al riguardo, ha suggerito che la mediazione deve essere parte di un più ampio disegno di modernizzazione del Paese, in cui rientra anche il recente riordino della geografia giudiziaria. A questo riguardo, relativamente ad alcune critiche fatte a proposito del fatto che per i cittadini sarebbe più difficoltoso recarsi in Tribunale, con una battuta ha ricordato che non tutti i giorni il cittadino si reca in Tribunale; normalmente, anzi, lo fa pochissime volte nell’arco della sua esistenza. Inoltre, ha ricordato che il contesto del contenzioso attuale è profondamente cambiato, come accertato anche da uno studio di Unioncamere, e a maggior ragione pretende risposte rapide, che non possone essere quelle del Tribunale. La sfida della modernità, secondo Vietti, è la sfida della competività, e la risposta “tribunalecentrica” è inadeguata. Anche la lettura dell’art. 24 della Costituzione, ha proseguito, nell’ottica esclusiva del contenzioso, è errata. La legittimazione della mediazione, infatti, sussiste in quanto è alternativa e non limitativa della giurisdizione, che deve essere solo l’extrema ratio e che presuppone, appunto, delle alternative meno costose e più rapide, come la mediazione.

Ha poi concluso, quindi, dichiarando che per questo processo di modernizzazione è indispensabile che ci siano alternative meno costose e più rapide, come la mediazione, e aggiungendo che, per parlare di liti, dobbiamo tenere presente l’esempio del cortocircuito. Quando ne accade uno, infatti, ciò che maggiormente importa non è chi sia stato a causarlo, ma ripristinare il circuito: come accade in mediazione.

Ha chiuso poi i lavori il prof. Alpa, il quale apparentemente, pur dichiarando di non essere contrario alla mediazione, pare non averne ben compreso lo spirito, dato che ha detto che si tratta di giustizia privata e arrivando a dichiarare che le clausole contrattuali di mediazione potrebbero essere nulle in quanto vessatorie. Francamente, ci aspettavamo di meglio.

In realtà, dal convegno è emersa ben chiara una cosa: la mediazione, in Italia e in Europa, è il futuro.

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Tribunali minori e geografia giudiziaria: la Consulta dichiara inammissibile la richiesta di referendum.

La Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile la richiesta di referendum abrogativo della normativa relativa alla soppressione di circa mille uffici giudiziari minori.

Di seguito il comunicato della Consulta:
La Corte costituzionale, in data 15 gennaio 2014 ha dichiarato inammissibile la richiesta di referendum abrogativo riguardante: – l’art. 1, commi 2, 3, 4, 5, 5-bis della legge 14 settembre 2011, n. 148 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 13 agosto 2011, n. 138, recante ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo. Delega al Governo per la riorganizzazione della distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari); – l’intero decreto legislativo 7 settembre 2012, n. 155 (Nuova organizzazione dei tribunali ordinari e degli uffici del pubblico ministero, a norma dell’art. 1, comma 2, della legge 14 settembre 2011, n. 148); – l’intero decreto legislativo 7 settembre 2012, n. 156 (Revisione delle circoscrizioni giudiziarie -Uffici dei giudici di pace , a norma dell’art. 1, comma 2, della legge 14 settembre 2011, n. 148). La sentenza sara’ depositata entro i termini previsti dalla legge”.

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